GHK-Cu 50 mg – Peptide di rame ad alta purezza
Panoramica del contesto di ricerca
Questo peptide di grado ricerca è fornito esclusivamente per uso di laboratorio e sperimentale. GHK-Cu viene studiato in modelli di laboratorio focalizzati sul rimodellamento tissutale, sulla comunicazione cellulare e sui meccanismi di riparazione legati alla matrice extracellulare.
Descrizione del GHK-Cu
GHK-Cu (complesso di rame(II) glicil-L-istidil-L-lisina) è un peptide endogeno presente nel plasma umano, nella saliva e nelle urine. Le strutture del GHK-Cu consentono il trasporto sicuro del rame all’interno delle cellule, modulando processi rigenerativi, antiossidanti e antinfiammatori a concentrazioni nanomolari–micromolari.
Stimolazione dei fibroblasti
GHK-Cu attiva i fibroblasti dermici (cellule del tessuto connettivo che producono la matrice extracellulare), migliorando il rimodellamento della matrice extracellulare (ECM). Aumenta l’espressione dell’mRNA (RNA messaggero) per il collagene di tipo I, l’elastina e i glicosaminoglicani (GAG; ad esempio solfato di dermatano, solfato di condroitina, decorina) tramite la via di segnalazione TGF-β (fattore di crescita trasformante beta), incrementando l’espressione dell’integrina β1 e ripristinando la funzione dei fibroblasti nei tessuti danneggiati (ad esempio nei polmoni con BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva)). Aumenta la sintesi del collagene del 70–230 % nei modelli di ferita ed eleva le metalloproteinasi della matrice (MMP; MMP1, MMP2) bilanciando i loro inibitori tissutali (TIMP; TIMP1, TIMP2) per prevenire un’eccessiva degradazione dell’ECM.
Evidenza: Studi in vitro su fibroblasti e modelli di ferite nei ratti mostrano fino a un aumento di 9 volte del collagene; i profili genetici confermano l’attivazione della via TGF-β.
Effetti antiossidanti e antinfiammatori
GHK-Cu imita la superossido dismutasi (SOD) fornendo Cu²⁺ biodisponibile per la Cu,Zn-SOD1 (superossido dismutasi rame-zinco 1), riducendo le specie reattive dell’ossigeno (ROS) come il superossido e i radicali ossidrilici. Blocca il rilascio di Fe²⁺ (ione ferro(II)) dalla ferritina (87 % di inibizione), riduce i sottoprodotti della perossidazione lipidica (ad esempio 4-idrossinonenale, acroleina) e inibisce l’ossidazione delle LDL dipendente dal Cu²⁺ (protezione completa rispetto al 20 % della sola SOD1). Le azioni antinfiammatorie includono la soppressione di NF-κB (fattore nucleare kappa B) p65 e p38 MAPK (chinasi attivata da mitogeni), riducendo TNF-α, IL-6 e fibrinogeno. Nei modelli di danno polmonare, aumenta l’attività della SOD e limita l’infiammazione indotta dai ROS.
Evidenza: Test di protezione UV sui cheratinociti e colture di fibroblasti mostrano una riduzione delle citochine; modelli animali confermano la neutralizzazione dei ROS e la modulazione genica antinfiammatoria.
Potenziamento dell’angiogenesi
GHK-Cu promuove la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) aumentando la secrezione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF) e del fattore di crescita fibroblastico basico (bFGF, noto anche come FGF2) da parte delle cellule staminali mesenchimali (MSC) e dei fibroblasti. Rilasciato dalla proteina SPARC (proteina secreta acida e ricca di cisteina) durante il danno tissutale, stimola la proliferazione delle cellule endoteliali e la crescita vascolare nelle fasi iniziali della ferita, inibendo l’eccesso nelle fasi successive tramite il ripristino di SPARC. I dati genetici mostrano un aumento del 487 % dell’espressione di ANGPT1 (angiopoietina 1).
Evidenza: Studi su ferite nei conigli dimostrano un aumento del tessuto di granulazione e dei vasi; saggi in vitro su MSC confermano l’incremento di VEGF/bFGF.
Modulazione dell’espressione genica
GHK-Cu altera l’espressione di oltre 1.000 geni (ad esempio 1.569 sovraregolati e 583 sotto-regolati con variazioni ≥50 %), agendo come modificatore epigenetico tramite l’inibizione delle istone deacetilasi (HDAC) per invertire il silenziamento genico. Attiva vie rigenerative (ad esempio TGF-β, integrine, p63 (proteina tumorale p63)) e sopprime geni associati al cancro (70 % di 54 geni del cancro del colon metastatico). Nei neuroni, sovraregola 408 geni (ad esempio OPRM1 (recettore oppioide mu 1) +1.294 %) coinvolti nello sviluppo e nel sollievo dal dolore.
Evidenza: Analisi microarray (ad esempio database Connectivity Map) mostrano ampi effetti; la reversibilità genica nella BPCO (127 geni) e l’attivazione del sistema ubiquitina-proteasoma (UPS) (41 geni sovraregolati) supportano il ruolo nella riparazione tissutale.
Contesto del composto e meccanismi di ricerca
Per una panoramica dettagliata e orientata alla ricerca su GHK-Cu, inclusa la sua funzione nella comunicazione cellulare, nel rimodellamento della matrice extracellulare e nella regolazione antiossidante, vedere:
→ Che cos’è GHK-Cu? – Panoramica di ricerca
Contesto di ricerca correlato
Per esplorare come questo composto si inserisca in quadri sperimentali più ampi focalizzati sull’omeostasi cellulare, sull’equilibrio metabolico, sulla regolazione antiossidante e sul mantenimento funzionale a lungo termine, vedere:
→ Omeostasi cellulare e mantenimento della salute
Descrizione del Prodotto
- Product Name: GHK-Cu (Copper Tripeptide)
- Molecular Formula: C₁₄H₂₃CuN₆O₄
- Synonyms : Prezatide copper, Copper peptide, BCP32687, SY253680, GHK copper; CG-copper peptide; [N2-(N-Glycyl-L-histidyl)-L-lysinato(2-)]copper
- Molar Mass : 401.91 g/mol
- CAS Number : 89030-95-5
- PubChem : 78122578
- Total Amount of the Active Ingredient: 50 mg / vial
Uso del Prodotto
Questo articolo è fornito esclusivamente per scopi di ricerca.
Conservazione dei Peptidi
Tutte le informazioni fornite da PRG hanno finalità esclusivamente educative e informative.
Buone pratiche per la conservazione dei peptidi
Per mantenere l’affidabilità dei risultati di laboratorio, è essenziale conservare correttamente i peptidi.
Condizioni di conservazione adeguate aiutano a preservarne la stabilità per anni, proteggendoli da contaminazione, ossidazione e degradazione.
Sebbene alcuni peptidi siano più sensibili di altri, seguire queste linee guida permette di prolungarne significativamente la durata e l’integrità strutturale.
Conservazione a breve termine (da giorni a mesi)
Conservare i peptidi al fresco e protetti dalla luce.
Temperature inferiori a 4 °C sono generalmente adeguate.
I peptidi liofilizzati possono rimanere stabili a temperatura ambiente per alcune settimane, ma la refrigerazione è comunque preferibile se non vengono utilizzati subito.
Conservazione a lungo termine (da mesi ad anni)
Conservare i peptidi a –80 °C per la massima stabilità.
Evitare congelatori no-frost: i cicli di sbrinamento possono causare variazioni di temperatura dannose.
Ridurre i cicli di congelamento–scongelamento
Ripetuti cicli accelerano la degradazione.
Suddividere i peptidi in aliquote prima della congelazione.
Prevenire ossidazione e danni da umidità
I peptidi possono essere compromessi dall’esposizione all’aria e all’umidità — in particolare appena rimossi dal congelatore.
Lasciare che la fiala raggiunga la temperatura ambiente prima di aprirla per evitare condensa.
Tenere i contenitori chiusi il più possibile; se disponibile, richiuderli sotto gas secco e inerte (azoto o argon).
Amminoacidi come cisteina (C), metionina (M) e triptofano (W) sono particolarmente sensibili all’ossidazione.
Conservazione dei peptidi in soluzione
I peptidi in soluzione hanno una durata molto più breve rispetto alla forma liofilizzata e sono più soggetti a degradazione batterica.
Se necessario conservarli in soluzione, utilizzare buffer sterili a pH 5–6.
Preparare aliquote monouso per evitare cicli ripetuti di congelamento–scongelamento.
La maggior parte delle soluzioni peptidiche resta stabile fino a 30 giorni a 4 °C, ma le sequenze più sensibili devono rimanere congelate quando non utilizzate.
Contenitori per la conservazione dei peptidi
Scegliere contenitori puliti, integri, chimicamente resistenti e della dimensione adeguata al campione.
Fiale in vetro: offrono chiarezza, durata e resistenza chimica.
Fiale in plastica: polistirene (trasparente ma meno resistente) o polipropilene (traslucido ma resistente ai reagenti).
I peptidi spediti in fiale di plastica possono essere trasferiti in vetro per conservazioni prolungate.
Regenesis Peptide – Suggerimenti rapidi per la conservazione
Conservare i peptidi in un ambiente freddo, asciutto e buio
Evitare cicli ripetuti di congelamento–scongelamento
Minimizzare l’esposizione all’aria
Proteggere dalla luce
Evitare conservazioni prolungate in soluzione
Suddividere in aliquote secondo le esigenze sperimentali